
22 de Febbraio de 2026
LIFE CO2RK e i boschi di faggio delle Marche
Nella regione Marche, come in tutto il versante Adriatico della penisola italiana, non sono presenti boschi o piantagioni di sughera (Quercus suber) che costituiscono l’obiettivo principale del progetto LIFE CO2RK. Pertanto, l’attenzione è stata posta sul faggio (Fagus sylvatica) una specie presente nell’intera catena appenninica. Le faggete appenniniche grazie alla loro multifunzionalità possono essere oggetto…
Nella regione Marche, come in tutto il versante Adriatico della penisola italiana, non sono presenti boschi o piantagioni di sughera (Quercus suber) che costituiscono l’obiettivo principale del progetto LIFE CO2RK. Pertanto, l’attenzione è stata posta sul faggio (Fagus sylvatica) una specie presente nell’intera catena appenninica. Le faggete appenniniche grazie alla loro multifunzionalità possono essere oggetto di politiche di valorizzazione, fra le quali la buona capacità di stoccaggio di carbonio.

Il faggio è una delle specie di maggior interesse e diffuse a livello europeo. Le caratteristiche del suo legno, quali la buona lavorabilità, la robustezza e la resistenza all’usura, lo rendono ideale per la costruzione di mobili, strumenti musicali e utensili e, grazie al suo potenziale energetico relativamente alto, è impiegato anche come legna da ardere. Il frutto, detto faggiola, è commestibile e garantisce un importante alimento per molte specie animali.
Le foreste delle Marche costituiscono oltre il 35% della superficie regionale (Figura 3a) e si distribuiscono prevalentemente nelle aree montane, più interne rispetto alla costa.
Le faggete sono una componente limitata (circa 8%), ma qualitativamente importante della superficie forestale regionale (Figura 3b). In Italia il faggio è presente in tutte le regioni eccetto la Sardegna, e lungo la catena Appenninica si trova a quote fra i 900-1000 m slm fino al limite superiore del bosco (1800-2000 m slm), dove trova condizioni termo-udometriche adeguate.
Le faggete delle Marche si caratterizzano in cinque tipi diversi in relazione a tipo di suolo (Faggete su substrati calcarei e silicatici) e altitudine (faggete montane e submontane). Storicamente la gestione delle risorse silvo-pastorali nelle aree montane delle Marche, specialmente nella zona del faggio, era prevalentemente basata su forme collettive. Una forma particolare di conduzione anche nelle Marche era il “ranco boschivo” nel quale, a seguito del taglio di utilizzazione del ceduo, le aree venivano immediatamente seminate a cereali e, successivamente all’accrescimento dei ricacci legnosi, pascolate dal bestiame.
A seconda dell’accrescimento del bosco venivano praticate le cure colturali che assicuravano il prelievo di vari assortimenti legnosi, tra i quali frasca, fascina, paleria e legna da ardere. Nel corso dei decenni successivi, le faggete subirono una notevole pressione antropica che ne ridusse la superficie, fino alla seconda metà del 1900, quando la migrazione delle popolazioni dalle aree montane favorì l’abbandono del pascolo e dei boschi con conseguenti dinamiche vegetazionali.

Attualmente le faggete marchigiane sono caratterizzabili in 4 tipi gestionali (Figura 2). La selvicoltura oggi dovrebbe cercare di imitare i processi naturali, con l’obiettivo di aumentare la composizione, la struttura e la diversificazione funzionale delle foreste, nonché la loro resilienza.
Il progetto LIFE CO2RK in Italia vede il coinvolgimento della Regione Marche come partner delegato alle politiche ambientali, e del Dipartimento di Scienze Agrarie ed Ambientali dell’Università Politecnica delle Marche, come partner scientifico.
Il progetto propone la valorizzazione dei boschi di faggio dal punto di vista ecosistemico e produttivo, valutando anche la loro capacità di assorbimento di carbonio (Figura 1). Il progetto intende inoltre stimolare la filiera dei prodotti legnosi di pregio delle faggete, poiché solo una loro collocazione sostenibile nel mercato potrà garantire una redditività minima per indurre i proprietari ad investire nella gestione forestale. La Regione Marche curerà l’architettura normativa e finanziaria capace di mobilitare investimenti per il recupero gestionale delle faggete e promuovere la compensazione di CO2 sensibilizzando e facilitando gli accordi tra le aziende e i proprietari dei boschi. UNIVPM, composta dal gruppo di Sistemi Forestali e Scienze del Suolo, porrà l’attenzione sulla stima della capacità delle faggete marchigiane di stoccare il carbonio, sia nella componente vegetale che nel suolo.





